Recentemente ho letto con grande interesse l’articolo di Mauro D’Alessandro intitolato “Gestione dell’ansia nel tiro dinamico sportivo – Trasformare il tremito dello scopo in alleato”. Nel suo racconto vedo un legame forte con un tema che tratta da tempo su Economia Personale: la psicologia del denaro e le emozioni che accompagnano le decisioni finanziarie.
Da quel “tremito” che precede un gesto tecnico, ho colto delle analogie sorprendenti con l’“ansia del capitale” che può insorgere quando decidiamo dove (o se) investire. In questo articolo voglio portare queste analogie sul tavolo: come l’ansia può diventare ostacolo o alleato nelle decisioni finanziarie, e soprattutto cosa possiamo imparare da chi studia il tremito in un contesto sportivo per applicarlo al portafoglio.
Il tremito dello scopo nello sport: breve riassunto
Mauro descrive quel momento che precede l’inizio di un’azione — il battito che accelera, le mani che vibrano, il respiro che si restringe — non come un difetto, ma come una forma di attivazione positiva, un segnale che il corpo è pronto, che l’obiettivo è vicino.
Tuttavia, l’ansia può avere una doppia faccia: se troppo intensa, blocca, irrigidisce, paralizza il gesto. L’errore non è il tremore in sé, ma la paura di sbagliare che ne impedisce il controllo. Mauro invita a “fidarsi della spontaneità” e a utilizzare tecniche come respirazione, visualizzazione e routine mentale per trasformare il tremore in supporto anziché nemico.
L’ansia negli investimenti: quando il portafoglio trema
Se trasliamo questo concetto nel mondo della finanza personale, ecco alcune situazioni in cui l’“ansia del capitale” può manifestarsi:
- Prima di investire in azioni o startup, senti il peso della scelta: “E se perdo tutto?”
- Alla vista delle oscillazioni di mercato, il battito accelera e potresti essere tentato di vendere in panico.
- Quando un investimento non rende subito come speravi, l’ansia di recuperare può spingerti a decisioni impulsive (comprare o vendere troppo presto).
- Di fronte a notizie negative (crisi finanziarie, condizioni macroeconomiche), puoi perdere lucidità nella strategia.
In queste situazioni l’ansia è come quel tremito: è un’indicazione che qualcosa è “in gioco”. Non va ignorata, ma interpretata.
Le analogie chiave: cosa ci insegna il tremito dello scopo
Ecco alcuni parallelismi che trovo utili:
| Aspetto sportivo | Contesto finanziario | Lezione che ne traiamo |
|---|---|---|
| Il tremito prima del gesto | Il batticuore prima dell’investimento | L’ansia segnala che stai facendo qualcosa di significativo |
| Troppa tensione blocca l’azione | Paura del rischio blocca l’investimento | Se non gestita, l’ansia può impedirti di agire |
| Tecniche di respirazione / visualizzazione | Tecniche mentali di calma / piano di investimento | Preparazione psicologica prima di decidere |
| Fidarsi dell’allenamento | Fidarsi della strategia e delle competenze acquisite | Non puoi controllare tutto, ma puoi prepararti |
| Tremito come alleato | Volatilità come opportunità (se gestita) | Un mercato “agitato” offre occasioni se mantieni equilibrio |
Strategie per trasformare l’ansia in vantaggio finanziario
- Routine e preparazione
Come l’atleta che ha una routine pre-stage, anche tu puoi stabilire un rituale prima di investire: pause, respiro, rivedere obiettivi. - Diversificazione come “allenamento all’imprevisto”
Non puntare tutto su un solo titolo: distribuire fa sì che il tremito su una posizione non comprometta l’intero portafoglio. - Visualizzazione e scenari
Quando pensi a un investimento, visualizza lo scenario peggiore (perdita moderata), lo scenario atteso e quello ottimale. Preparati mentalmente a reagire con calma. - Controllo del respiro e pause mentali
Quando senti l’urgenza di fare qualcosa (vendere, cambiare), fermati un attimo, respira profondamente, attendi almeno qualche ora o giorno prima di agire. - Limiti e “campo sicuro”
Stabilire un limite massimo di perdita (stop loss mentale o reale) può dare fiducia perché sai “non perderai tutto”. - Allenamento progressivo
Inizia con investimenti piccoli per “allenare” la gestione emotiva, poi aumenta gradualmente man mano che acquisisci esperienza.
Un esempio concreto: il “portafoglio tremante”
Immagina che tu abbia deciso di investire 5.000 € in una piccola startup. All’inizio, il valore oscilla molto: -10%, +8%, -5%. In quei giorni, senti il tremore: le notifiche sull’app ti agitano, il pensiero “E se perdo tutto?” ti assale.
Chi affronta bene questo tremore è chi:
- Ricorda perché ha fatto quell’investimento (la sua visione)
- Rivede i fondamentali: il team, il mercato, i numeri
- Usa la respirazione, la pausa e il distacco per non reagire in preda all’ansia
- Sa che è normale: ogni investimento ha volatilità e imprevisti
Chi agisce male è chi si lascia dominare dall’ansia e vende nella minima flessione, perdendo anche occasioni di recupero.
Conclusione: dell’ansia non si disfà chi la usa bene
Leggere l’articolo di Mauro D’Alessandro mi ha fatto riflettere su quanto le emozioni ci accompagnino anche nelle scelte più razionali. Il tremito dello scopo non è un nemico da eliminare ma una spia che può guidarci, se sappiamo leggerla bene.
Nella finanza personale, l’ansia del capitale è inevitabile: il rischio, la perdita, l’incertezza sono condizioni intrinseche. Ma trasformarla da ostacolo in alleata — attraverso preparazione, consapevolezza e strategie mentali — è possibile.














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